Giubileo dei Seminaristi 23 – 24 giugno 2025

Giubileo dei Seminaristi 23 – 24 giugno 2025

Giubileo dei Seminaristi 23 – 24 giugno 2025

Lunedì 23 giugno

– dalle h.17.00: Incontro di accoglienza con tutti i seminaristi e recita comune dei Primi Vespri di S. Giovanni (Basilica di S. Giovanni)

Martedì 24 giugno

– h.9.00: Catechesi con il Santo Padre (Piazza S. Pietro)

– h.10.00-12.30: Pellegrinaggio alla Porta Santa di S. Pietro
• con la possibilità di ricevere il Sacramento della Riconciliazione nelle chiese giubilari e celebrazioni di S. Messe per gruppi linguistici

– h.17.30-19.30: Momenti di condivisione e di festa (Giardini di Castel Sant’Angelo)

Giovedì 26 giugno

– h.19.00-21.00: Veglia vocazionale (Piazza S. Pietro)
• insieme ai vescovi e ai sacerdoti

TERMINE DELLE ISCRIZIONI: 20 aprile 2025

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“In Cammino con la Parola: Vangelo della Quaresima” II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C

“In Cammino con la Parola: Vangelo della Quaresima” II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,28b-36

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

 

Il Vangelo di oggi ci porta sul Monte Tabor, dove Gesù si trasfigura davanti a tre dei suoi discepoli: Pietro, Giacomo e Giovanni. Questo episodio è uno dei momenti più significativi del ministero di Cristo, un’anticipazione della sua gloria pasquale, che prepara i discepoli ad affrontare lo scandalo della croce.

Il testo inizia con una nota importante: “Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.” La preghiera è sempre il punto di partenza per un incontro profondo con Dio. La Trasfigurazione avviene mentre Gesù prega, e questo ci insegna che solo nella preghiera possiamo scorgere la vera identità di Cristo. I monti, nella Bibbia, sono luoghi privilegiati di rivelazione: Mosè riceve la Legge sul Sinai, Elia incontra Dio sull’Oreb, e ora Gesù mostra la sua gloria sul Tabor. Ma il monte è anche fatica, salita, sforzo: per entrare nella presenza di Dio, è necessario lasciare la pianura delle distrazioni e cercare il silenzio interiore.

Mentre Gesù prega, il suo volto cambia daspetto e la sua veste diventa candida e sfolgorante. Questo dettaglio richiama l’esperienza di Mosè, il cui volto diventò raggiante dopo aver parlato con Dio (Es 34,29). Ma qui accade qualcosa di più profondo: Gesù non riflette la luce di Dio, ma la emanata da sé stesso, perché Egli è Dio. In questo evento, Gesù svela la sua vera identità ai discepoli. Essi lo hanno conosciuto come uomo, lo hanno visto affaticarsi, pregare, soffrire, ma ora comprendono che Egli è il Figlio di Dio.

Accanto a Gesù compaiono Mosè ed Elia, figure che rappresentano tutta la storia della salvezza: Mosè è colui che ha ricevuto la Legge sul Sinai, guida del popolo d’Israele. Elia è il profeta che ha difeso la fede nellunico Dio, affrontando l’idolatria.

Il fatto che entrambi conversino con Gesù significa che tutta la Legge e i Profeti trovano in Lui il loro compimento. Non a caso parlano con Gesù del suo “esodo”, cioè della sua passione, morte e risurrezione.

Di fronte a questa visione straordinaria, Pietro esclama:Maestro, è bello per noi essere qui! Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia.” Pietro vorrebbe fermare il momento, rimanere nella luce della gloria senza tornare alla realtà della vita. Ma il cammino della fede non è fatto solo di esperienze straordinarie: bisogna scendere dal monte, tornare nella vita quotidiana e affrontare il mistero della croce. Quante volte anche noi vorremmo restare in momenti di grazia, evitando la fatica della vita? Ma la fede non è evasione: è luce che ci accompagna anche nelle prove.

Improvvisamente, una nube luminosa avvolge tutti e si ode una voce dal cielo:

Questi è il Figlio mio, leletto; ascoltatelo!”

È il cuore del Vangelo: la fede nasce dall’ascolto di Cristo. Troppo spesso ascoltiamo tante voci, lasciandoci distrarre da mille preoccupazioni. Ma Dio ci chiede di ascoltare Gesù, di prendere sul serio il suo Vangelo e di seguirlo. Dopo questa rivelazione, i discepoli non vedono più Mosè ed Elia, ma solo Gesù. Questo significa che non c’è più bisogno di altre guide: ora il cammino è seguire Lui, il Messia crocifisso e risorto.

Dopo la visione della gloria, i discepoli devono scendere dal monte. Anche noi, dopo ogni esperienza spirituale, dobbiamo portare la luce di Cristo nella vita quotidiana. Chiediamo al Signore di aiutarci a vivere questa Quaresima con lo sguardo rivolto alla Pasqua, certi che, se ascoltiamo la sua voce, anche noi saremo trasfigurati nella sua gloria.

 Diac. Samuele Mulliri

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Gratitudine che deborda: l’esperienza pastorale a San Sebastiano

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Gratitudine che deborda: l’esperienza pastorale a San Sebastiano

Gratitudine che deborda: l’esperienza pastorale a San Sebastiano

Gratitudine che deborda: l’esperienza pastorale a San Sebastiano

Sono trascorsi poco più di cinque mesi dall’inizio di questa nuova esperienza pastorale, eppure, piano piano, sta diventando un’esperienza di casa. Quest’anno il Seminario Regionale mi ha chiesto di trascorrere i weekend dedicati alla pastorale insieme a Ivan, seminarista della diocesi di Lanusei, nella parrocchia di San Sebastiano, guidata dal parroco don Michele Fadda.
Fin da subito ci siamo accorti di trovarci in una comunità dinamica, accogliente e piena di vita, nonostante le dimensioni ridotte del quartiere. In questi mesi non posso che ringraziare per questa realtà, dai più piccoli, che ho avuto la gioia di conoscere attraverso il catechismo e il servizio all’altare, fino agli adulti, dai quali ho potuto imparare l’amore e la dedizione alla Chiesa, alla comunità e alle singole persone.
La nostra esperienza a San Sebastiano si sta sviluppando tra incontri di catechismo, celebrazioni eucaristiche e attività di oratorio con gli altri giovani della parrocchia. Questi momenti stanno diventando sempre più occasioni per educarci alla fede e dono di sé nell’incontro con l’altro.
Un ringraziamento speciale va a chi tiene unite tutte le parti e guida questa comunità: don Michele. Sin dall’inizio ci ha accolti con un’amicizia sincera, coinvolgendoci attivamente nella vita parrocchiale e incalzandoci in un confronto e giudizio continuo sulla vita e sulla fede. Quello che emerge chiaramente è un modo e stile di vivere la parrocchia che invita a crescere in umanità e responsabilità, senza dimenticare nessuno, ma valorizzando tutto.
Se non si fosse ancora compreso, l’esperienza di questi mesi è stata un’opportunità per imparare la gratitudine, che apre e libera il cuore. Ed è proprio vero: essa sgorga dai piccoli e grandi segni che Dio lascia nella storia, nella nostra storia di uomini in ricerca di Lui. Nell’incontro con gli altri, questi segni si fanno chiari, luminosi e determinanti.

Giacomo E. Pisano

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A Quartu una Veglia di preghiera per le vocazioni

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Sabato 22 marzo alle 20,30, presso la parrocchia S. Luca in Quartu S. E. avrà luogo la Veglia di preghiera per le vocazioni promossa dall’Ufficio diocesano di Pastorale Vocazionale e dal Seminario Arcivescovile.

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“In Cammino con la Parola: Vangelo della Quaresima”   I DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C

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Dal Vangelo secondo Luca

Lc 4,1-13

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».

Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».

Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».

Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

 

 

Il Vangelo ci racconta che Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, un dettaglio che ha un significato profondo: Gesù non affronta le tentazioni da solo, ma con la forza dello Spirito.

Quante volte, invece, ci troviamo ad affrontare le difficoltà e le tentazioni senza lasciarci guidare dallo Spirito, finendo per sentirci fragili e impreparati?

Le tentazioni iniziano dopo che Gesù ha digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, un periodo simbolico che, nel linguaggio biblico, esprime la completezza del sacrificio. In quel momento di stanchezza, Gesù avverte la fame. È proprio quando siamo vulnerabili e stanchi che le tentazioni si insinuano, cercando di distorcere la nostra risposta a bisogni legittimi. Spesso, non riconosciamo i nostri veri bisogni e preferiamo ignorarli o soddisfarli con soluzioni temporanee che, però, non ci appagano mai completamente.

La prima tentazione riguarda il bisogno materiale. Il tentatore sfida Gesù dicendo: «Se sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Gesù risponde: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Sebbene i bisogni materiali siano legittimi, c’è un desiderio ancora più profondo da soddisfare: nutrire il cuore, l’anima e lo Spirito. Solo quando lo Spirito è forte, possiamo dare ordine e armonia agli altri aspetti della nostra vita.

La seconda tentazione si svolge sulla sommità del Tempio. Il diavolo cita la parola di Dio per mettere alla prova Gesù, dimostrandoci che anche il bene può essere distorto e che non tutto ciò che sembra giusto proviene da Dio. Gesù risponde: «Non tentare il Signore tuo Dio», insegnandoci a non sostituirci a Dio né a sfidare la sua volontà per perseguire i nostri obiettivi.

La terza tentazione è forse quella più attuale, anche ai nostri giorni. Il diavolo mostra a Gesù tutti i regni del mondo e la loro gloria, promettendogli il potere su di essi in cambio di adorazione: «Tutte queste cose io ti darò, se ti prostrerai e mi adorerai». Gesù risponde con fermezza: «Il Signore, tuo Dio, adorerai: a lui solo renderai culto». Anche noi, infatti, siamo spesso tentati di adorare gli idoli moderni: successo, potere, piacere, cose che promettono una felicità effimera ma che alla fine ci lasciano vuoti e schiavi.

Perché Gesù affronta le tentazioni? Per prepararsi alla sua missione. Anche noi possiamo imparare da Lui: affrontiamo le difficoltà della vita lasciandoci condurre dallo Spirito, trovando tempo per il silenzio e la preghiera. Il deserto diventa per noi una palestra, dove il cuore, la mente e l’anima si allenano a superare le sfide, scegliendo sempre ciò che veramente nutre la nostra vita.

O Dio, nostro Padre,

con la celebrazione di questa Quaresima,

segno sacramentale della nostra conversione,

concedi a noi tuoi fedeli

di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo

e di testimoniarlo con una degna condotta di vita.

 

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